top of page

Dreaming Bagnoli

Per oltre mezzo secolo Bagnoli ha rappresentato nell’economia Italiana uno dei siti industriali più grandi e produttivi d’Europa. La sola Italsider nel momento di massima produzione contava quasi 7.000 operai per un totale di circa 1 milione di T. d’acciaio prodotte, ma c’erano anche la Cementir – di proprietà del Gruppo Caltagirone  - che realizzava componenti latero-cementizi -  la Montecatini  - divenuta poi Montedison – che produceva fertilizzanti e solfato di rame, e l’Eternit.
La crisi dell’Industria siderurgica e le nuove disposizioni delle organizzazioni internazionali modificarono lequote di produzione dell’acciaio suddividendole in maniera diversa a come si era fatto fino ad allora, tra Europa ed Usa. Diminuiscono le quote Europee e di conseguenza quelle italiane, ed il primo stabilimento ad essere colpito dai “tagli” fu proprio l’Italsider di Bagnoli. Taranto fu risparmiata perché di recente realizzazione, e così nel 1992 la fabbrica chiude definitivamente. Il sogno di una Bagnoli capitale industriale del Sud Italia e polo produttivo dell’acciaio in Europa era svanito così come erano svanite le illusioni e le aspettative delle migliaia di operai, impiegati e famiglie che grazie a quelle fabbriche ci vivevano. Tutto svanì in un ultimo sbuffo di fumo dall’altoforno dell’acciaieria Bagnolese. Alcune componenti della fabbrica furono smantellate e distrutte, altre rivendute ai mercati esteri, che iniziavano a produrre a ritmi di crescita esponenziali : Cina, India, Malesia. Tutto mutò nel giro di pochi anni;  i cittadini di Bagnoli non avevano più scandite le proprie giornate dalle sirene delle fabbriche, e le facciate degli edifici in via Coroglio iniziavano a scolorirsi di quel rosso pompeiano generato dalle polveri di ruggine della lavorazione dell’acciaio che si posava ovunque, anche sulla biancheria e le lenzuola messe all’aria ad asciugare. Ciò che in realtà restò immutato fu l’alto tasso di mortalità per  tumori alle vie respiratorie causati dall’amianto. Per anni si era omesso che questo componente, utilizzato per lo più nella produzione dell’acciaio –nella coibentazione ed il controllo delle operazioni a caldo – fosse cancerogeno se inalato anche in parti infinitesime. Asbestosi, carcinomi polmonari e mesoteliomi rappresentano le terribili conseguenze dell’esposizione da amianto; malattie dell’apparato respiratorio e delle membrane sierose che si sviluppano dopo molti anni dall’esposizione, dai 10-15 ma anche 20-40. Nel corso degli anni dal ’92 in poi dopo la dismissione, si sono registrati tanti tentativi politici di bonificare il sito contaminato, dalla Società Bagnoli s.p.a. fino ad arrivare al recente fallimento datato 2013 della Bagnoli Futura s.p.a. i cui 3 ettari furono sequestrati per inquinamento ambientale dell’area e mancata bonifica, così come i 7 ettari dell’intera area industriale, sotto sequestro della magistratura per gli stessi motivi. La politica e l’imprenditoria non hanno mai raggiunto un punto d’incontro per la realizzazione di una bonifica completa. Ad oggi, secondo il dott. Massimo Menegozzo – ex commissario di governo ai tempi di Prodi e Bassolino –  “la bonifica è completa al 70% rispetto a quanto l’opinione pubblica possa pensare”. Nel frattempo gli ex operai ed i cittadini di Bagnoli hanno accettato – non senza combattere - le conseguenze di un mancato controllo delle operazioni mai terminate di bonifica. Molti di loro si definiscono “morti viventi” condannati ad una vita a termine costellata da visite periodiche, radiografie,tac, spirometrie, analisi del sangue. Dietro ogni sintomo fisico sentono avanzare la morte come lo spruzzo improvviso di una pistola a pressione; hanno lasciato la fabbrica consapevoli che di quel glorioso passato di produzione industriale e benessere economico non resterà altro che un’ inutile carcassa arenata nella terra destinata alla ruggine ed alla putrefazione. Ciò che resta di quella Bagnoli riposa nelle tombe degli operai morti, nella memoria dei loro familiari e nei racconti di un tempo passato, tramandati alle nuove generazioni. Il sogno di una Bagnoli capitale industriale è ormai svanito ma ciò che resta non è solo ruggine e cenere, esiste ancora un sogno di rinascita e speranza nonostante tra i cittadini permane quell’aura di rassegnazione, come se ciò che verrà non sia più affar loro. 
“L’unico modo per poter sviluppare è essere colonizzati, si spera non dai morti...”

bottom of page